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  • 18 Giugno 2012 alle 11:42

  • Vita a impatto uno? Si può!

  • di cosmogreen

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    Come si vive a impatto quasi zero? Ce lo racconta Claudia Selvetti, che ha deciso di ridurre la sua impronta sull'ecosistema per un anno. Nel 2011 è diventata vegana, ha fabbricato una compostiera, ha inforcato la bici e via, verso un'esistenza più consapevole e rispettosa dell'ambiente. Ci ha preso gusto e ha deciso di non tornare più indietro, come spiega nel suo post intitolato "La mia vita a impatto 1 non finisce qui", che raccoglie le sue riflessioni dopo aver tenuto fede alla sua scelta per un anno: "Uno è il pianeta che abbiamo a disposizione, e perciò, siccome non possiamo pensare di migrare su Marte o sulla Luna una volta che le risorse saranno esaurite, ho cercato di comportarmi di conseguenza, vivendo una vita ecologica e inquinando in sostanza il meno possibile".

     

    Perché vale la pena cambiare vita? 

    Chiariamoci, per "cambiare vita" non intendo "mollare il lavoro per andare a fare l'eremita, o stravolgere le proprie abitudini in nome di un'etica fine a se stessa", no. Il cambiamento è un processo lento e a volte complicato, fatto di tanti piccoli obiettivi e di buoni propositi. Io, il 1° gennaio 2011 ho deciso di cambiare vita perché soffrivo della sindrome dell'incoerenza: quante volte ci siamo detti "so che sarebbe giusto comportarsi diversamente, ma...". Nel mio caso il cambiamento è stato orientato alla ricerca di uno stile di vita più sostenibile, in tutti i campi.

     

    Raccontaci come hai preso la decisione di vivere per un anno a impatto (quasi) zero...

    Dopo aver compilato un quiz su myfootprint.org che quantificava le emissioni date dalle abitudini quotidiane (trasporti, alimentazione, consumi di energia e di denaro), e aver scoperto che per vivere come me sarebbe servito un pianeta virgola quindici, ho fatto una scansione di tutte le mie azioni quotidiane e ho cercato di virarle, nel corso di un anno e oltre, perché impattassero il meno possibile. Questo ha significato fare qualche sacrificio, ma anche numerose scoperte. Partivo da un regime alimentare vegetariano, per esempio, e ho cercato di mangiare quanto più possibile vegano, biologico, a km0 o comunque locale, e soprattutto di stagione. 

     

    E' stato difficile adottare questo stile di vita? 

    Sì, ma il premio è una grande varietà di sapori, lo stimolo a inventare ricette nuove e a scovare mercati e piccoli produttori. Ho conosciuto così mille nuove realtà che mi hanno fatto capire quanto la salute del pianeta sia importante per tante persone, nelle quali ho trovato anche conforto e appoggio quando credevo che l'ambientalismo fosse poco utile e faticoso. In realtà non si tratta di fatiche, bensì di piccoli sforzi orientati alla consapevolezza quando mi chiedo che percorso fa il cibo prima di finire nel mio piatto. La sostenibilità però non si esprime solo nell'alimentazione, per quanto mangiare vegetariano o vegano sia una scelta non solo salutistica ed etica, ma anche politica. Si esprime in ogni scelta, che sia quella di non acquistare prodotti esteri o di non acquistare niente di superfluo, di scegliere mezzi di trasporto non inquinanti e di usare auto e aereo solo quando indispensabili, di usare prodotti per la cosmesi, la pulizia del corpo e della casa che non siano testati sugli animali, né carichi di sostanze chimiche e tossiche. 

     

    Che consiglio daresti a chi volesse vivere in modo più sostenibile, magari a piccoli passi, senza stravolgere la propria vita?

    Le sfumature di una vita ecologica sono numerose, e ognuno può fare qualcosa, a partire dalla raccolta differenziata, dall'eliminazione dell'usa e getta, all'orto sul balcone e la compostiera. Ridurre i consumi e gli sprechi, vivere in modo più semplice, scegliere l'usato invece del nuovo, rallentare la corsa frenetica al progresso e al consumismo, scegliere veramente, questo è stato il mood del mio progetto che è durato un anno ma che non mi ha più abbandonato. Al giorno d'oggi siamo fortunati perché il tema della sostenibilità è molto sentito, nonostante il greenwashing di molte aziende e i comportamenti di facciata di governi e di cittadini. Un tema che non possiamo quindi ignorare e che, a modo nostro, dobbiamo adottare perché il pianeta rischia il collasso e fondamentalmente c'è poco da fare per salvarlo, se non continuare l'esistenza in punta di piedi.

     

     

    Claudia racconta ogni giorno la sua avventura ecosostenibile su www.vitaimpatto1.org

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